giovedì 9 febbraio 2012

NEVICAVA A ROMA





NEVICAVA A ROMA
di Stefano Santarelli


Nevicava a Roma è il titolo di una bella canzone scritta durante la nevicata del 1970 da Renato Rascel, un celebre cantante/attore ormai completamente sconosciuto ai miei figli e ai loro coetanei. Sottolineo questo particolare perché le nevicate nella capitale non sono certamente episodi frequenti.
Ma anche se sono fenomeni meteorologici eccezionali per la città eterna non giustificano assolutamente il caos che si è verificato venerdì 3 febbraio.
Una nevicata a Roma infatti è un fenomeno straordinario certo, ma non era imprevisto. Da giorni i vari bollettini meteo sui giornali e su internet avvisavano di questo pericolo ed i romani si erano attrezzati e a testimonianza di questo si era registrato nei giorni precedenti un boom nelle vendite di catene per le automobili.
Insomma tutti i romani erano perfettamente consapevoli della possibilità di una precipitazione nevosa tranne uno: il più importante, il più potente, il più determinante, vale a dire il Sindaco Alemanno il quale il giorno precedente rilasciava una intervista televisiva, che oggi è un vero successo su you tube, dove rassicurava i romani negando tale possibilità.
I fatti purtroppo sono noti a tutti: contrariamente a ciò che sosteneva Alemanno a Roma è nevicato ed il Comune si è dimostrato incapace di gestire questa situazione.
Come immediata misura straordinaria nel pomeriggio di giovedì veniva sospesa l’attività didattica lasciando però aperte le scuole con il risultato che il giorno dopo la stragrande maggioranza degli studenti restava giustamente a casa mentre tutti gli operatori scolastici (insegnanti, amministrativi, bidelli) si presentavano a lavoro in edifici completamente deserti.
Per affrontare al meglio questa emergenza invece le Università erano state lasciate aperte.
Soltanto alle 13.45, vale a dire due ore dopo l’inizio della precipitazione nevosa, il Comune si decideva nel fare scattare il “piano neve”. Un piano che si dimostrava totalmente inefficiente.
Gli autobus non erano attrezzati per affrontare la neve e quindi erano costretti a rientrare nei depositi, i taxi erano introvabili il che francamente non è una novità per Roma. Le metropolitane erano aperte, ma molte di esse completamente impraticabili a causa del ghiaccio che si era formato nelle rampe di accesso.
Il sale che doveva essere sparso dall’AMA non era assolutamente sufficiente oltretutto andava messo prima della nevicata.
Non vi era stato nessun rafforzamento della Polizia urbana.
Per aiutare il caos veniva decisa l’immediata chiusura degli edifici pubblici con il risultato, facilmente prevedibile, che la gente si riversava contemporaneamente sulle strade consolari e poi sul Gra per tornare a casa. Il Gra questo anello stradale che circonda Roma andava in tilt e gli automobilisti restavano imprigionati e per raggiungere le loro abitazioni occorrevano molte ore, anche per fare pochi chilometri.
I pedoni, anche quelli loro malgrado, visto che non funzionavano i mezzi pubblici, erano costretti a fare chilometri a piedi su marciapiedi ghiacciati che per giorni sono rimasti tali. Il Pronto Soccorso del San Camillo infatti ha rilevato un aumento del 33% di traumatismi in quel giorno e nei successivi
Una città quindi abbandonata a se stessa e se non fosse per il clima gelido verrebbe voglia di dire: l’inferno a Roma.
In tutto questo contesto uno si aspetterebbe che il Sindaco stia ad organizzare tutte le misure adatte per fronteggiare una calamità così grave. Ma invece cosa fa il nostro prode Alemanno? Compie una vera e propria maratona nei vari studi televisivi negando ogni evidenza e ogni sua responsabilità e addossando tutte le colpe alla Protezione Civile che non lo ha informato a tempo debito del fatto che a Roma sarebbe nevicato facendo quindi la figura del classico marito cornuto il quale è sempre l’ultimo a sapere delle infedeltà della moglie.
In queste interviste il Sindaco di Roma raggiunge, come afferma giustamente il mio amico Achilli, delle punte di comicità surreale. Rimarrà celebre infatti la spiegazione botanica di Alemanno in cui si afferma che l’albero romano a differenza di quello milanese non è abituato a reggere il carico di neve e quindi cade più facilmente. Insomma il famoso ponentino rende non solo pigri i romani, ma anche gli alberi.
E cosa dire poi dell’invito alla cittadinanza di prendere le pale per togliere la neve dai propri marciapiedi, strumenti che sono notoriamente presenti in tutte le abitazioni romane.
Dimenticavo che tali pale, per i pochi che non ne erano in possesso, potevano essere ritirate a Piazza del popolo. Il vero problema era magari come raggiungere tale piazza, ma questo per Alemanno era un problema secondario.
Ma abbandonando il fin troppo facile umorismo, il Sindaco Alemanno si è rivelato totalmente incapace di svolgere il suo ruolo istituzionale ed è questo un giudizio obiettivo, sereno e scevro da pregiudizi politici.
Tra un anno si svolgeranno le elezioni per eleggere il nuovo Sindaco della capitale e la sua giunta. Sicuramente Alemanno verrà ricandidato dal centro-destra e dopo questo disastro sarebbe il caso di rimandarlo a casa per il bene della città e dei suoi abitanti. Perciò ci auguriamo che la cosiddetta Sinistra la smetta con il suo autolesionismo e candidi un personaggio più presentabile di Rutelli, un politico che non è riuscito ad accorgersi, nella migliore delle ipotesi, che il suo tesoriere Lusi gli rubava 13 milioni di euro sotto il proprio naso.





7 febbraio 2012

dal sito http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/

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