mercoledì 2 aprile 2014

UNA RAFFICA DI CHIACCHIERE di Antonio Moscato



UNA RAFFICA DI CHIACCHIERE
di Antonio Moscato



Gli annunci di Renzi sono costruiti con una tecnica ben sperimentata: si presentano ogni volta 4 o 5 misure, di cui una accettabile o addirittura attraente, insieme ad altre decisamente respingenti, oppure assolutamente insignificanti.

Esempio principe di quest’ultimo tipo la cosiddetta eliminazione delle province. L’avevamo scritto appena fu ventilata: che benefici darebbe, se le stesse funzioni che sono tolte a questi enti devono essere attribuite alle regioni o ai comuni? Magari l’unico vantaggio per il governo è che costringerebbe a licenziarsi quelle lavoratrici con figli piccoli spostate da un ufficio di una provincia periferica a quello del capoluogo di regione, a 30 o 50 km di distanza. Risparmi per l’amministrazione pubblica? Poco o niente.

Anche la sostituzione dei consigli provinciali eletti con consigli designati o eletti da un piccolo corpo come quello dei sindaci, servirà a poco. Non ci saranno più emolumenti, dicono, ma siamo pronti a scommettere che, come si è sempre fatto, ci saranno rimborsi vari, come è accaduto quando si è dovuto eliminare formalmente il finanziamento ai partiti. Siamo il paese del “ribattezzo”: il precursore fu quel vescovo a cui portarono una lepre di venerdì, quando era rigorosamente proibito mangiare carne, e se la cavò ribattezzandola “trota”… Quando un referendum pannelliano soppresse il ministero dell’agricoltura (cosa in sé stupidissima) fu ribattezzato ministero delle politiche agricole. E quando un referendum vietò il profitto sull’acqua, fu ignorato sostenendo che non si trattava di profitto ma di giusto compenso…

Lo stesso si può prevedere per la soppressione del Senato. A parte il fatto che non sono i pur lauti compensi ai senatori il massimo degli sprechi, si può star sicuri che gratuitamente a fare il senatore in un consesso per giunta privato di parte dei poteri decisionali attuali non ci andrà nessuno: inutile scervellarsi a immaginare come ribattezzeranno l’indennità sostitutiva…

Le cosiddette “riforme” di province e senato hanno in comune solo di essere altri passi in direzione della soppressione totale del diritto di voto. Gli organismi restano ma non sono elettivi o lo sono in modo indiretto e sottratto ai cittadini normali. D’altra parte su questa strada si sono incamminati vari sistemi elettorali in cui c’è sempre meno da scegliere: il Porcellum sembrava un esempio insuperabile, prima che comparisse quello concordato tra Renzi e Berlusconi, finalizzato alla cancellazione di ogni opposizione vera.

Negli annunci di Renzi, a volte fatti da Tunisi o dalla Germania per dare l’idea del suo impegno permanente e ubiquo, le misure attraenti sono poche, e spesso evanescenti: spariscono dopo pochi giorni o poche ore. Oppure hanno implicite conseguenze sgradevoli. Ad esempio i famosi 80 euro al mese (tanti rispetto agli aumenti insignificanti a cui ci si è abituati da anni, pochissimi rispetto a quelli che ci sono stati tolti in mille modi) ci saranno davvero? Il dubbio appare appena si accenna alla copertura che non c’è… Ma soprattutto, da dove saranno presi? Con altre imposte magari indirette, o con tagli alle pensioni appena sopra il livello di fame?

Ma alcune sono pure e semplici bufale. Chiunque poteva capire che era di questo genere l’annuncio della riduzione del numero di F35 acquistati. Non solo perché sarebbe arrivato immediatamente e ineludibile “l’alto monito” di Napolitano contro i “tagli esagerati e non razionali”, e anche la visita del piazzista di armi e di gas fracking Barack Obama, ma perché la produzione degli F35, anche per eliminarne o ridurne i clamorosi difetti, va a rilento e vengono consegnati a scaglioni, fino al 2024 o giù di lì. Quindi basta confermare intanto il primo stock, e poi si vedrà come incartare gli altri. Si vive alla giornata, figuriamoci per una produzione che durerà anni. Intanto si sparano cifre fantasiose sul benefico effetto degli F35 sull’occupazione. L’annuncio della riduzione e poi la sostanziale marcia indietro sono servite per ammorbidire un po’ le autorità militari, davvero insaziabili, ed è stato accompagnato dalla notizia della possibile vendita della più vecchia delle nostre portaerei, la “Garibaldi”, che in effetti non sarebbe utilizzabile dagli F35. Come farà l’Italia con una sola portaerei, anche se così gigantesca come la Cavour, che non può attraccare in diversi porti? C’è stato chi ha commentato così la notizia, sorvolando sul fatto che la Cina, che è la Cina, di portaerei ne ha una sola, in ristrutturazione, acquistata da poco dalla Russia.

Comunque si presenta come un eroico sacrificio dei militari il prepensionamento (a condizioni favorevolissime) o l’inserimento in altri settori dell’amministrazione, finalizzato allo smaltimento di un personale veramente sovrabbondante e inutile in un esercito di professionisti. Comunque tutti protetti, a differenza dei lavoratori del pubblico impiego civile.

D’altra parte assurdamente anche per altri settori del pubblico impiego il governo (più esattamente il ministro Marianna Madia) ha ventilato il ricorso al prepensionamento per i dirigenti, senza avere il coraggio di attaccare il folle allungamento dell’età pensionabile che è stato appena imposto dai governi precedenti sostenuti dal suo stesso partito, il PD. Comunque sarebbe solo per i dirigenti: per gli altri, la prospettiva è solo di finire esodati… Un altro ministro, Stefania Giannini, l’ha attaccata ma in nome di un improbabile ricambio generazionale armonioso. Sono intervenuti in tanti, compresa la Fornero. Molte chiacchiere, senza una proposta precisa, come sarebbe, tanto per cominciare, il ripristino della situazione prima dei massacri della Fornero.

Comunque si continuerà a discutere di tagli veri e fantasiosi, che sembrano abbiano prevalentemente la funzione di dare un’assuefazione ai cittadini: ci si abitua ad aspettare il peggio, e alla fine ci si accontenta del meno peggio... Ci possono prendere in giro perché manca una forza a sinistra, sindacale e politica, che contrapponga alle chiacchiere una proposta semplice e concreta su cui riportare in piazza i tanti che sono minacciati o hanno già perso il posto: ridistribuire il lavoro tra tutti, creare nuovo lavoro risanando territori avvelenati e franati, ricostruendo i servizi pubblici. E prendendo i soldi da chi non ha mai pagato, e figura più povero dei suoi dipendenti.


29 marzo 2014

dal sito Movimento Operaio




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