mercoledì 4 novembre 2015

SEGRETI DEL VATICANO E VERGOGNA DELLO STATO di Antonio Moscato






SEGRETI DEL VATICANO E VERGOGNA DELLO STATO
di Antonio Moscato




C’è un’incredibile assuefazione dell’opinione pubblica alla sempre più esplicita subordinazione delle istituzioni statali alle esigenze della Chiesa cattolica. La maggioranza degli italiani è solo formalmente cattolica, ma non è praticante se non esteriormente e in un paio di scadenze annuali legate alla tradizione più che a intime convinzioni; soprattutto si è verificato più volte che non ubbidisce affatto alle prescrizioni del clero: si pensi al numero altissimo di coppie formatesi dopo un divorzio alla faccia delle intimazioni sull’indissolubilità dei matrimoni, o all’aumento progressivo dei matrimoni solo civili, e soprattutto alla disobbedienza massiccia – già quarant’anni fa – nei confronti delle indicazioni di voto clericali nei referendum che avrebbero dovuto cancellare il diritto appena conquistato al divorzio e all’aborto. Eppure in ogni cerimonia pubblica, civile o militare, il posto d’onore è assegnato al vescovo locale, e a Roma non a caso il prefetto arrivato come commissario al municipio ha fatto la sua prima visita al papa.

Nell’opposizione tenace alla semplice trascrizione di matrimoni omosessuali celebrati in altri paesi d’Europa si ripete ossessivamente un leitmotiv clericale, che parla di famiglia basata su un presunto diritto naturale, cancellando almeno un paio di secoli di scoperte etnologiche sulle diverse forme che tale istituzione assume in società diverse. È vero che il pilastro fondamentale di questa opposizione è un partito pressoché inesistente nel paese come il Nuovo Centro Destra, ma è vero anche che questo partito occupa posizioni chiave come il ministero degli Interni solo grazie al deciso e incondizionato appoggio del premier, che invece non tollera la minima voce di dissenso nel “suo” partito. Né possiamo dimenticare che la fine di un sindaco sicuramente non peggiore di tanti altri come Marino è stata di fatto decretata dalla pesante esplicitazione dell’ostilità del papa nei suoi confronti.

Quello che mi pare incredibile è che in tutte le salse si continui a rendere omaggio alla “missione morale” della Chiesa, mentre è evidente che pur dopo i recenti tentativi di restyling questo poderoso residuato di un passato oscuro e retrogrado rimane lontanissimo dal poter essere di esempio. Valga per questo il caso dei nuovi “corvi” che volteggerebbero sul Vaticano: possibile che nessuno si domandi perché una religione deve aver bisogno di tutelare il segreto sulle sue attività finanziarie? L’unica ragione è che sono inconfessabili.

In ogni caso, da questi periodici scandali emergono anche criteri discutibili di selezione del personale: già nel 2013 avevo accennato con stupore a una dei protagonisti di quest’ultima vicenda in un articolo che denunciava: Ancora ipocrisia insopportabile sull’Egitto.

Se questo papa tanto attento alla sua immagine (curata in ogni sua parola e gesto, e persino assumendo per le pubbliche relazioni sulla delicata questione dello IOR un’affascinante e intraprendente trentenne di origine calabrese, Francesca Immacolata Chaouqui), volesse davvero passare alla storia, basterebbe una parola semplice ma netta di denuncia e di ripudio non solo dell’uso ma anche del commercio delle armi, e libererebbe le energie del mondo pacifista cattolico che si erano intraviste quando era iniziata la prima Guerra del Golfo.

Anche allora l’obiettivo principale era però l’inconsistenza della sinistra:

Ma anche la sinistra, perché cincischia e non ha il coraggio di ripetere ogni giorno: NO ALLE ARMI, dato che nessuno ci minaccia? Perché discutere su rinvii dell’acquisto o modeste riduzioni del numero degli F35, senza dire chiaramente che non ne vogliamo nessuno, perché non ne abbiamo affatto bisogno? E perché concentrare l’attenzione solo sui cacciabombardieri, quando l’Italia è coinvolta in prima persona o in cordate di imprese nella produzione e vendita di altre armi letali e antiuomo, a partire dagli elicotteri Agusta? E perché non denunciare i privilegi che tutelano la casta militare, l’unica che non deve ridurre i suoi bilanci (salvo mettere in prepensionamento ma con trattamento di favore un po’ del personale inutile e sovrabbondante)?

Tuttavia già allora accennavo a un altro problema: che bisogno aveva il Vaticano di una esperta di pubbliche relazioni, specializzatasi al servizio di multinazionali delle finanze? E come si poteva evitare che gestisse il suo lavoro con megarinfreschi con champagne e caviale per centinaia di vip, invitati ad assistere a una beatificazione dall’alto di una terrazza? La Chaouqui aveva fatto sparire dalla sua pagina di facebook le sue foto più osé, ma ostentava il suo potere seduttivo in tante altre apparentemente più castigate, ancora oggi disponibili (sono apparse ieri su Repubblica.it http://www.repubblica.it/vaticano/2015/11/02/foto/vaticano_monsignor_balda_francesca_chaouqui-126478572/1/?ref=HRER3-1#2).

Insomma questo scandaletto della fuga di notizie e della violazione di un segreto apparentemente ben custodito (ma noto a tutti quelli che non si tappano gli occhi) conferma semplicemente che riformare la Chiesa cattolica, che nel corso di almeno diciassette secoli della sua storia ha prosperato avallando i poteri più ingiusti e criminali e accumulando immense ricchezze sulla credulità dei fedeli, è impossibile, soprattutto semplicemente con il cambio di un uomo al suo vertice.

Papa Francesco ha curato efficacemente l’immagine sua, ma senza riuscire a cambiare quella della Chiesa. Basti pensare alla contraddizione stridente tra le sue dichiarazioni, ad esempio sulla necessità di accogliere una famiglia di migranti in ogni parrocchia, e la realtà fatta di respingimenti di quelli che prendono sul serio la raccomandazione papale e bussano – invano - alla porta di conventi, canoniche e palazzi vescovili enormi e vuoti, chiedendo di essere ospitati.

Chi è curioso, e non può aspettare i due giorni che mancano all’uscita dei due volumi riempiti delle notizie fornite dei due “corvi”, può trovare ampie anticipazioni su vari quotidiani, a partire da “Repubblica” che fornisce in due pagine un ricco elenco delle malefatte vaticane stralciato dal libro “Avarizia” di Emiliano Fittipaldi pubblicato da Feltrinelli. Ma son tutte o quasi note, altro che segreti da tutelare, solo chi non ha mai voluto sentire e vedere può dire di non conoscerle.

La dimensione delle attività alberghiere variamente denominate ma sempre esentasse, è nota da sempre; e così anche il contrabbando di benzina, sigarette e generi di abbigliamento, concordato per il personale con residenza in Vaticano, ma allargato - grazie alla tolleranza dello Stato italiano - con la distribuzione di ben 41 000 tessere ad altrettanti vip e amici degli amici…

Il tutto mentre in Italia la sanità pubblica è sempre più in rovina a favore di quelle private, le scuole statali cadono a pezzi. È vero che lo Stato molesta come possibili evasori i detentori di redditi bassissimi, ed evita di indagare sulle grandi fortune, ma non solo a favore dell’imprenditoria vaticana, bensì di tutti i potenti. È vero che il frutto di questa iniqua imposizione fiscale non va solo a beneficio del clero, ma anche, ad esempio, dei militari, che continuano a pretendere il rinnovo degli armamenti. Aggiungerei a questo proposito: senza – per fortuna – utilizzarli troppo. Già l’irresponsabile loquacità di Pinotti, Mogherini e C. a proposito di missioni di terra in Libia ha scatenato le prime reazioni pericolose, che sono la minima parte di quelle che ci si può aspettare. Francamente, dopo il caso dell’aereo russo esploso sul Sinai, sarebbe meglio che i nostri governanti smettessero di suonare ogni tanto i tamburi di guerra. E sarebbe ora invece di ripetere ogni giorno un NO secco a TUTTE le spese militari, senza aperture di credito a questo papa “pacifista” che se la cava con le buone parole e la beneficienza sotto i riflettori, ma non ha il coraggio di negare la comunione a tutti quelli che sono coinvolti nella produzione, vendita e uso di armi. Un po’ più pericolosi di quelli che si sono risposati dopo il fallimento del primo matrimonio, a cui appunto finora è stata negata l’assoluzione…

Su questi problemi questo pontificato sarà giudicato, non sugli spettacoli mediatici. Tanto meno dal successo o meno di una (per giunta discutibile) manifestazione religiosa come il Giubileo straordinario, promossa dal papa senza sentire nessuno, e che anche per questo non dovrebbe stare, come sta, a carico dei contribuenti italiani.


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POSTILLA LEOPARDIANA


Per reazione al simoniaco culto di una immagine leopardiana utilizzata a fini commerciali, che qui a Recanati ha origini lontane e che è stata perfino moltiplicata dopo il film di Martone, ho ripreso la lettura frequente non solo dei suoi versi, ma anche delle prose di questo grandissimo pensatore. E nell’epistolario ho ritrovato questa descrizione efficacissima della Roma papale in una lettera alla sorella Paolina del 3 dicembre 1822:

Tutta la grandezza di Roma non serve ad altro che a moltiplicare le distanze , e il numero dei gradini che bisogna salire per trovare chiunque vogliate. Queste fabbriche immense, e queste strade per conseguenza interminabili, sono tanti spazi gittati tra gli uomini, invece di essere spazi che contengano uomini. […] Non voglio già dire che Roma mi paia disabitata, ma dico che se gli uomini avessero bisogno di abitare così al largo, come s’abita in questi palazzi, e come si cammina in queste strade, piazze, chiese; non basterebbe il globo a contenere il genere umano.

Anche indipendentemente dai giudizi, ferocissimi e senza peli sulla lingua, su chi quei palazzi abitava, questa descrizione leopardiana di una città in cui sono nato e cresciuto (senza riuscire ad amarla davvero per l’ostentazione eccessiva del potere e della ricchezza accumulata) mi è parsa illuminante: non c’è altura, nella città e nei colli che la circondano, che non sia sormontata da immensi palazzi cardinalizi o giganteschi edifici di ordini religiosi, tutti risistemati ad alberghi esentasse. E a riprova della continuità di certi processi ecco la conferma nella vicenda del cardinal Tarcisio Bertone, che si è fatto arredare un “appartamentino” da 500 metri quadri con soldi sottratti all’attività “umanitaria” della Fondazione del Bambin Gesù… Generosamente, il cardinale, che ha già 80 anni e che, grazie all’unico aspetto positivo della norma sul celibato ecclesiastico, non può aver figli legittimi a cui lasciare i suoi beni, ha risposto alla stampa che la residenza sarà poi, ovviamente post mortem, “messa a disposizione” della Fondazione che ne ha pagato la ristrutturazione, e che gli ha anche preso in affitto un elicottero (per la modica cifra di 23.800 euro) per consentirgli di recarsi in Lucania per “attività di marketing svolte per conto dell’ospedale…



3 Novembre 2015


dal sito Movimento Operaio




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