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venerdì 1 giugno 2012

L'INFAME FORNERO (E LA CGIL?) di Antonio Moscato




L'INFAME FORNERO (E LA CGIL?)
di Antonio Moscato


La Fornero sembrava dover rimanere inchiodata a quelle lacrime che le erano sgorgate provvidenzialmente mentre annunciava per la prima volta i sacrifici, ma forse verrà ricordata come il più cinico ministro, grazie a un’altra performance: ieri, subito dopo l’approvazione del suo sciagurato decreto sul lavoro, ha improvvisato una specie di danza di gioia gettandosi su Monti per baciarlo, poi si è alzata per abbracciare un altro ministro, senza un ombra di ritegno. Era spudoratamente felice… E pensare che inizialmente i pennivendoli avevano celebrato il suo sobrio stile piemontese…
Il suo conterraneo onorario Edmondo De Amicis aveva bollato Franti, la pecora nera del suo insopportabile libro “Cuore”, con la frase lapidaria: “E quell’infame sorrise”. La Fornero, altro che sorriso: ha fatto una risata sguaiata!
Riporto l’amareggiato commento di Sergio Bellavita, della segreteria nazionale della FIOM, subito dopo il voto del Senato:
Il loro voto di fiducia è uno schiaffo alla democrazia. Basta attendismi, bisogna bloccare il paese”.

Bellavita, commentando il quarto voto di fiducia con cui il senato ha approvato la controriforma del mercato del lavoro della Fornero che cancella l'art.18 e riduce drammaticamente gli ammortizzatori sociali, ha denunciato:
A passi spediti si va verso l'approvazione finale nel silenzio grave e colpevole della Cgil. Ora è necessario provare a costruire in tempi rapidissimi una mobilitazione, a partire dai luoghi di lavoro, del tutto straordinaria. Straordinaria nelle forme, nelle modalità. Dobbiamo impedire che un parlamento asservito agli interessi della finanza e del padronato cancelli decenni di conquiste sociali. Per questa ragione serve lo sciopero generale oltre ai giusti presidi territoriali. Solo la Fiom può farlo perché la Cgil ha deciso, in tutta evidenza, di assistere passivamente alla cancellazione dell'art.18 e quindi dello Statuto dei diritti dei lavoratori. Altrimenti il prezzo sarà una dura sconfitta, la sconfitta di una battaglia mai combattuta davvero che regalerà alle imprese l'arbitrio assoluto sulla vita di milioni di donne e uomini. Sciopero generale subito.

Ma non sarà facile: la passività non caratterizza solo la maggioranza CGIL, di fatto sta coinvolgendo lo stesso gruppo dirigente della FIOM, che è stato tentato perfino da una “discesa in campo” elettorale. Può essere che sia solo un sondaggio, ma il progetto ha qualche fondamento ed anche una qualche logica: se falliranno i diversi, fragili, tentativi di costruire un cartello elettorale della sinistra, ci saranno “spazi”. Ma si creerebbe un vuoto terribile, anche di credibilità del sindacato metalmeccanico.

Sergio Bellavita (che è anche il principale esponente della minoranza interna della FIOM, dopo l’addio di Cremaschi) ha protestato anche in questo caso, lamentando oltre a tutto lo scavalcamento degli organi dirigenti (“in nessun luogo dell'organizzazione si è mai discusso né di patti con alcuni partiti, né di discesa della Fiom nell'agone politico”), ma c’è qualche possibilità che proprio a questo scopo sia finalizzato lo strano incontro proposto da Landini a Bersani, Di Pietro, Vendola e Ferrero per il 9 giugno, un incontro che piace molto a Loris Campetti che il 29 maggio sul Manifesto ha parlato di una FIOM che impartisce “lezioni di politica”. A Bersani!?

A questo proposito Salvatore Cannavò ha osservato che in realtà “la mossa della Fiom ha spiazzato Corso Italia: se l'obiettivo è quello di condizionare il programma del centrosinistra chi meglio della Cgil avrebbe le carte per farlo? Ma la posizione di Corso Italia sulla riforma del mercato del lavoro è al momento schiacciata sul Pd di cui ha sostenuto le mediazioni parlamentari, creando un vuoto. Ed è in quel vuoto che si è collocata la Fiom”. Ma chi farà sindacato al posto suo?

Di fronte alla durezza dell’attacco e all’impermeabilità del governo a qualsiasi richiesta da sinistra, la CGIL non ha trovato di meglio che emettere il solito gemito, e rinunciare perfino alla ridicola parata con CISL e UIL a Roma, in pratica una gita in un sabato festivo. Ne avevo parlato in 2 giugno: un vecchio vizio , ricordando i molti precedenti di fughe opportunistiche. Ma che accadrà anche alla FIOM se punta più che sulla lotta (certo non facile in questo contesto politico) a “dar lezioni di politica” a un ceto politico inguaribile e irrecuperabile? È scandaloso l’incontro con un PD lacerato e paralizzato dalla paura del Movimento 5 stelle e dell’aiuto imbarazzante e imprevedibile di una lista civica nazionale con o senza Saviano, ma non si capisce neppure cosa può aspettarsi Landini anche da Di Pietro e Vendola, più spaventati ancora di Bersani dalla cosiddetta “antipolitica”, che potrebbe colpire per ovvie ragioni più loro che il PD.
Stanno tutti così mal messi, che si sorreggono a vicenda sull’orlo del burrone, come i ciechi di Bruegel… La FIOM stia alla larga!



1 giugno 2012

dal sito http://antoniomoscato.altervista.org/

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