sabato 1 ottobre 2011

L'ASSOLUTISMO DELLA BCE E IL RISORGIMENTO DEMOCRATICO



La lettera della BCE al governo italiano, solo ora nota nella sua interezza al popolo italiano, equivale ad un atto totalitario di inaudita arroganza e ferocia, paragonabile soltanto agli anni più bui ed oscuri della storia europea, come la Restaturazione ed il Terzo Reich. Anni in cui l'Europa venne «riassemblata» ed «unificata» con il ferreo diktat dell'assolutismo.

Essa non è stata solo un atto di «guerra» nei confronti del popolo italiano e della sua sovranità, sancita dalla sua Costituzione Repubblicana, ma anche la diretta conseguenza di altre politiche e di altri atti unilaterali ed assolutistici, con i quali il potere economico, rappresentato da interessi oligopolitistici legati alle politiche neoliberiste vigenti, ormai non ritiene nemmeno più di poter mettere «sotto controllo» il potere politico, ma pretende apertamente di sostituirsi ad esso. Le misure imposte all'Italia sono in linea con quelle già «ordinate» (perché usare il verbo «suggerite» evoca un fin troppo facile e grottesco eufemismo) alla Spagna al Portogallo e alla Grecia; il fatto che ora colpiscano uno dei paesi fondatori della UE fa solo più scalpore e mette in crisi l'idea stessa su cui la Comunità Europea e l'euro sono fondati e possono avere un futuro ed una credibilità.

Liberalizzazioni, privatizzazioni, distruzione della contrattazione collettiva nazionale, precarizzazione del lavoro, blocco degli stipendi e loro riduzione, blocco del turn over: tutte misure che, di fatto, hanno come unica grande conseguenza il disastro sociale, la creazione di una casta di privilegiati che governa in maniera assoluta (cioè sciolta da ogni onere e responsabilità) su una massa di persone sempre più povere e disperate.

E' il ritorno all'assolutismo di prima della Rivoluzione Francese, anche se con altri strumenti impositivi e coercitivi.

Si usa il ricatto al posto della persecuzione esplicita, la marginalizzazione mediatica al posto della prigione o della tortura, l'annientamento della persona come soggetto dotato di diritti naturali, al posto della lista di proscrizione. Ma il risultato è identico. Potere ai pochi e a danno dei molti. Distruzione sistematica della democrazia. Una situazione rovinosa che non fu imposta nemmeno ad un' Italia prostrata e sconfitta dopo la seconda guerra mondiale dagli "invasori" statunitensi, che furono nei nostri confronti molto più "interessatamente generosi" con il loro piano Marshall e non posero "ingombranti paletti" sul futuro della nostra democrazia.

I «parrucconi» della BCE infervorati dalla loro furia ideologicamente totalitaria, protesa verso un neoliberismo senza se e senza ma, hanno preteso che si dovesse credere agli effetti espansivi di politiche fiscali restrittive, usando interi popoli come cavie per i loro perversi esperimenti e le loro astruse alchimie. Il risultato è davanti agli occhi di tutti: il dilemma tra austerità e crescita non è stato sciolto, ma ha ampliato sia il conflitto sociale che il divario e l'ingiustizia all'interno degli stati, con le conseguenze di una minore crescita, una riduzione del lavoro, un aumento dell'indebitamento pubblico, e un rischio crescente sui debiti sovrani. La BCE ha commesso errori rovinosi sulla Grecia, portandola al collasso e sull'orlo di una vera e proria insurrezione nazionale, poiché ha trascurato completamente la possibilità di intervenire a favore dei titoli ellenici, considerando che il debito greco pesa solo per il 3% sul PIL europeo e sarebbero bastati solo 40 miliardi di euro per garantirne la solvibilità: un ventesimo dell'intervento messo in atto dagli Stati Uniti per mettere riparo al debito più grande del mondo e della storia mondiale. Non solo, ma l'istituto di emissione ha pure ripinguato, in quel periodo, il proprio bilancio di titoli spazzatura e soltanto per fornire liquidità alle banche.

Che differenza c'è tra un gotha di finanzieri protesi a mantenere i privilegi della propria «reggia economica» e la corte di Versailles interessata soltanto al consumo delle proprie brioches? Nessuna, vi è solo un orologio della storia che ha segnato e sta segnando inesorabilmente il tempo per tutti: i primi a ribellarsi sono stati gli islandesi, altri seguiranno..e Dio solo ci scampi il «terrore». La riprova che il gotha dei «parrucconi» della BCE è una consorteria di individui animati da un ferreo credo ideologico e totalitario è nei fatti. E' in quel lapidario «..se necessario riducendo gli stipendi». E' nell'astruso ma arrogante imperativo di intervenire solo dal lato della spesa per raddrizzare il bilancio, è soprattutto nella ferocia e nell'indifferenza con cui si stabilisce a priori chi debba pagare il costo della crisi. Solamente tagli alla spesa pubblica, allo stato sociale, alle sacrosante tutele e ai diritti dei lavoratori, arrivando a «privatizzare» il senso stesso della loro vita.

Si fa così con gli schiavi, solo che la schiavitù moderna si arroga il diritto e la pretesa di fare in modo che tale servitù diventi «volontaria». Ma di tasse nemmeno a parlare, nessuna misura viene «raccomandata» dalla BCE contro l'evasione, nessun incentivo alla domanda, nessun ruolo per lo Stato. Perché lo Stato sovrano, espressione della volontà generale del popolo, non deve più esistere nella prospettiva assolutista del diktat che recita: «L'Europa sono io» «Gli stati della UE sono Io: la BCE».

Del tutto evidente quindi che la «disobbedienza», a tutti i livelli, diventa, in tale tragica circostanza, un dovere morale, prima ancora che civile e politico.

Quelli che furono i carbonari, i patrioti del Risorgimento e della Lotta di Liberazione, devono diventare oggi gli «indignados» e i «disobbedienti» della lotta globale per la sopravvivenza della libertà dall'assolutismo del mercato. E come un tempo si usarono tutti i mezzi per rovesciare la tirannide che fu, oggi, alla medesima maniera, non bisogna escludere che si debba fare lo stesso. Ci furono rivoluzioni e ce ne saranno ancora, perché la lotta del popolo per la sua libertà non si è mai esaurita nel corso della storia e non si esaurirà mai.

Si parte sempre con i «cahiers de doléance», con le grandi manifestazioni e con le mobilitazioni di massa, ma poi, se non bastano, la storia insegna che si passa a delle vere e proprie rivoluzioni. Una rivoluzione è sempre un trauma, per l'assetto civile e sociale di un paese, a volte però lo è in senso rigenerativo, anche se non sono poche le volte in cui degenera in ulteriore tirannia. Una democrazia è forte, dunque, se riesce continamente ad autoperfezionarsi senza arrivare ad esititi dirompenti che potrebbero distruggere la sua stessa essenza e le sue stesse norme costitutive. Se mette in pratica una «rivoluzione riformista» ed è in grado di colpire il cancro che la affligge impedendo la sua metastasi.

Abbiamo noi, in Italia, questa capacità e questa forza? Forse sì, ma solo sapendo rinnovare completamente ciò che ci ha portato a questa disastrosa situazione, in tutta la compagine politica e civile italiana. Per rompere il legame perverso che tuttora vige e porta in metastasi il nostro paese, è indispensabile rinnovare completamente la classe politica, riazzerando i suoi schieramenti, sia a destra che a sinistra, ovviamente passando anche per il centro. Non si possono più riproporre «gli imprenditori» al potere e nemmeno «gli ulivi» fin troppo spremuti di consenso, a contenderglielo. Se dunque fa rabbia un premier come Berlusconi che dice, anche se in privato, che si occupa della cosa pubblica «a tempo perso», suscita non poca amarezza e malinconia, un aspirante leader della sinistra italiana come Vendola, che dichiara apertamente che Prodi è tuttora «un punto di riferimento per tutti coloro che intendano costruire un centrosinistra capace di guardare al futuro» E, quindi, ci propone come alternativa un vero e proprio ossimoro: «un futuro costruito guardando al passato».

La soluzione non è uscire dal contesto europeo e dalla zona euro ma restarci con un assetto politico, sociale ed economico molto più forte e credibile, radicalmente diverso dall'attuale, eliminando alla radice i mali generati da un debito che è frutto in special modo di corruzione, collusione, ingerenza speculativa di poteri forti e sprechi clientelari e mafiosi.

Una vera e propria rivoluzione sociale, morale e politica.


C.F.

30 settembre 2011

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