venerdì 27 settembre 2013

SESSO, POLITICA E AFFARI di Nicola Tranfaglia




SESSO, POLITICA E AFFARI
di Nicola Tranfaglia



Non fanno ormai più molta notizia le rivelazioni giudiziarie su quel che ha fatto l'ex presidente del Consiglio Berlusconi negli anni del suo maggior potere in Italia che si collocano, a mio avviso, nel 2009-2010 quando i canali televisivi fremevano per le sue apparizioni, la Protezione civile era nelle mani salde del fido Bertolaso e anche le holding pubbliche, come ad esempio Finmeccanica, presieduta da Guarguaglini. Dovevano tener conto di un dominio che durava da quasi un decennio e non sembrava tramontare. Ricordo in quegli anni che anche molti editori di insospettabile fede democratica tremavano di fronte all'uomo di Arcore anche a causa dei fidi bancari di cui non potevano fare a meno per andare avanti. Ora in questi ultimi stiamo vedendo i frutti del ventennio populista e viviamo in città piccole o grandi che sono piene zeppe di supermercati, povere di librerie e caratterizzate da fondazioni culturali che ricevono soltanto pochissimi contributi da enti locali e regionali ridotti a bilanci che definire magri sarebbe ancora troppo.
Ma allora in quegli anni 2008, 2009, 2010 tanti politici e imprenditori non riuscivano a prevedere che il durare del populismo berlusconiano avrebbe portato l'Italia alle condizioni che oggi si vedono nelle strade di grandi città del nord come Milano o Torino percorse da troppi mendicanti e percorsi da veri e propri cortei di giovani disoccupati e di vecchi senza i mezzi per arrivare alla fine del mese. Per carità, i mali del paese Italia - come lo chiamava lo storico Ruggiero Romano - sono antichi, basta pensare all'insoluta questione meridionale o alla povertà angosciante delle nostre classi politiche per esserne convinti e non da oggi.

Ma credo di poter dire che quello che uno storico contemporaneo, Giovanni Orsina, ha chiamato proprio nel 2013 "Il berlusconismo nella storia d'Italia" (Marsilio editore) ha aggiunto un tocco particolare, tutto suo al declino dell'Italia nel ventunesimo secolo.
Facciamo qualche esempio, di quelli che offre quasi ogni giorno la cronaca politica e che si accompagna al forte distacco dei cittadini dalla lotta politica, a mezzi di comunicazione che, a ragione, un giornalista televisivo come Iacona definisce "auto-referenziali". A una crisi economico-finanziaria che ha visto nella regione più ricca del paese, in Lombardia, la chiusura di 2.615 aziende nell'ultimo biennio e le vendite di sedi gloriose come quella del Corriere della Sera al fondo americano Blackstone, Telecom è degli spagnoli, Alitalia dei francesi, la squadra dell'Inter è diventata indonesiana, Fastweb è degli svizzeri e potremmo continuare.
L'inchiesta giudiziaria aperta a Bari per le "olgettine" che hanno frequentato le cene di Arcore, di palazzo Grazioli, di Villa Certosa in Sardegna ha avuto un nuovo capitolo con l'intervento della locale Guardia di Finanza che ha dimostrato, in maniera inequivocabile, da telefonate intercettate tra Berlusconi e l'imprenditore Tarantini, che le giovani donne balzate alla cronaca nazionale come l'attrice Manuela Arcuri e altre note come Barbara Guerra o Patrizia d'Addario percepivano corposi compensi per le prestazioni sessuali con l'allora capo del governo.

E l'altra inchiesta cosiddetta di Hong Kong che riguarda l'ex senatore del PDL Sergio De Gregorio. Qui si parla di una vicenda del 2007 in cui hanno luogo vere e proprie iniziative diplomatiche come la costituzione di un'associazione parlamentare di amicizia Italia-Hong Kong, viaggi in Asia e soprattutto pranzi, cene incontri ufficiali: dall'ambasciatore cinese a Roma Dong Jiny a Duncan Pescod, allora rappresentante speciale presso L'Hong Kong Economic and Trade Office. Ora da Hong Kong si conferma che l'allora senatore De Gregorio in un pranzo a Roma nella sua casa alla presenza dell'ex capo di governo di Hong Kong Donald Tsang che aspirava ad esser ricevuto dal papa Giovanni Paolo II e ha promesso di aiutare gli italiani, e in particolare il senatore De Gregorio che gli aveva parlato di un'indagine su Berlusconi che avrebbe dovuto essere bloccata, come di fatto avvenne.
Questa seconda inchiesta è naturalmente più grave e pericolosa per l'imprenditore di Arcore giacchè si indaga sulla compravendita di parlamentari per far cadere il secondo governo Prodi nei primi mesi del 2008. Certo è che l'uno come l'altro progetto permettono di farsi un quadro più chiaro di quel che ha significato il populismo berlusconiano nel primo decennio del secolo corrente. C'è da stupirci allora che il cavaliere stia giocando il tutto per tutto pur di non scomparire dalla scena e sia capace di portare il paese alle elezioni anticipate al più presto, magari ancora con il Porcellum?
Io francamente non mi stupisco e spero soltanto che gli italiani si rendano conto in quale baratro rischiano di precipitare.

27 settembre 2013
      

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