mercoledì 8 luglio 2015

CIVATI, FASSINA, COFFERATI: COSA SI MUOVE A SINISTRA? di Aldo Giannuli




CIVATI, FASSINA, COFFERATI: 
COSA SI MUOVE A SINISTRA?
di Aldo Giannuli



Con l’uscita di Fassina (e di un’altra parlamentare) dal Pd, che si aggiungono a Civati e Cofferati, inizia a prender corpo un soggetto a sinistra del Pd. Siamo ancora ad una fase embrionale, ma conviene guardare con attenzione alla cosa.

Sicuramente le premesse sono più convincenti della fumosissima coalizione sociale di Landini, che non si capisce cosa vuol essere e che, sospetto, neppure Landini sappia bene cosa sia. Almeno qui sappiamo che si tratta di una formazione politica che intende occupare uno spazio a sinistra del Pd e crearsi un suo spazio elettorale.

Il fatto è molto positivo e può aprire la strada ad una decantazione nell’area del Pd. Una volta si diceva “i passeri con i passeri ed i merli con i merli”, applicato ai nostri giorni significa quelli di sinistra con quelli di sinistra e quelli di destra con quelli di destra, dato che l’ala renziana non è neppure di centro ma semplicemente di destra.

Lo spazio a sinistra del Pd c’è ed è molto consistente: oltre che le aree residuali di Sel, Rifondazione ecc, ci sono molte centinaia di migliaia di ex elettori del Pd e dell’ex Rifondazione, ex M5s, oltre che di parte dell’Idv che hanno smesso di votare e si astengono. Poi ci sono molti elettori che continuano a votare Pd ma che guarderebbero con interesse a qualcosa altro che li rappresenti meglio e ci sono anche aree di gruppi intorno al Pd (Verdi, socialisti, formazioni locali) che potrebbero essere interessate. Complessivamente potrebbe trattarsi di un bacino teorico fra i tre ed i cinque milioni di elettori. Naturalmente, nessuno riesce mai ad assorbite tutto il suo elettorato potenziale, e, in questo caso c’è la concorrenza del M5s sugli astenuti e del Pd su quelli in bilico fra sé e la nuova formazione, che dovrà sgomitare per affermarsi fra i due. Ma può giocare su un’area, per ora imprecisata, che non intende più votare per il Pd e non ritiene soddisfacente l’offerta del M5s.

Dunque, il potenziale c’è, bisogna vedere quale sarà la capacità della nuova formazione di intercettare questi consensi, quali le risorse per raggiungere questi elettori, quali le soluzioni organizzative.

Per ora mi sembra che ci siano un paio di perplessità: in primo luogo, dai discorsi che si fanno, viene fuori una formazione che somiglia troppo alla casa madre da cui ci si stacca, una sorta di Pd un po’ più radicale e, forse, meno decisionista e più democratico. Ma, se fosse questo, sarebbe decisamente troppo poco per motivare gli elettori a confluire sul nuovo venuto. Lo spazio, il nuovo gruppo se lo può conquistare solo se si dà una marcata identità, ponendosi radicalmente in alternativa al Pd.

Si pensi alle ultime regionali: il miglior successo è stato conquistato in Liguria dove la Lista Pastorino si presentava apertamente in rottura e come alternativa al Pd, dove, invece, la sinistra “radicale” si è presentata in coalizione con il Pd (penso alla Puglia) o in alternativa ma con una identità scolorita (penso a Veneto e Campania) i risultati sono stati molto modesti e non sono andati al di là delle dimensioni del solito cespuglio ai piedi dell’ (ex) Quercia.

Anche l’idea di presentarsi come la rinascita dell’Ulivo non mi sembra una gran cosa: l’Ulivo è storia passata, di mezzo c’è un decennio in cui si è aperta una crisi senza precedenti ed il clima politico è radicalmente cambiato. Parlare di Ulivo oggi è una minestra riscaldata che non ha alcuna particolare appetibilità.

Ma tutto questo, magari, lo scopriranno ben presto da soli e saranno costretti a girare il timone, anche perché il primo punto programmatico della nuova formazione non potrà essere che disfare quasi tutto quello che il governo Renzi (e Monti e Letta prima di esso) ha fatto, dal fisco alla scuola, dalla legge elettorale alla riforma istituzionale. A proposito, non sento ancora parlare di un tema cruciale come la fine della morsa fiscale inaugurata da Monti: con questi livelli di pressione fiscale facciamo bancarotta prima di subito.

La seconda perplessità è l’imitazione un po’ pedissequa di Podemos, in primo luogo perché questa mania di scopiazzare le sinistre vincenti altrove (da Zapatero a Tsipras, dalla Linke a Podemos) è una sciocchezza che non ha mai dato risultati. E poi perché proprio il modello in questione mi convince poco: Podemos mi sembra una Sel che parla in grillese: il moderatismo politico di Sel con il culto della rete del M5s. Intendiamoci: la rete è uno strumento formidabile di espressione ed il M5s ha innovato fortemente le modalità della partecipazione politica, ma non è tutto ed io resto convinto del modello territoriale (che peraltro Podemos non ignora). Le forme espressive e di organizzazione da sole non bastano, ci vogliono i contenuti politici e Podemos fra “europeismo” e reddito di cittadinanza mi pare che ripeta molti luoghi comuni della sinistra moderata. Questo non è un tempo che si affronta con politiche moderate, il neo liberismo impone progetti radicali.

Qui forse una correzione di rotta sarò meno facile e scontata. Ma questo non toglie che l’esperimento vada guardato con interesse. Vedremo.



7 Luglio 2015


dal sito http://www.aldogiannuli.it/




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