venerdì 8 gennaio 2016

LA CAMPANA HA SUONATO di Stefano Santarelli






LA CAMPANA HA SUONATO
di Stefano Santarelli



Esistono film completamente dimenticati ma che meritano di essere ricordati non solo per l'opera cinematografica in sé, ma anche per il messaggio politico e sociale che trasmettono.
In questa categoria rientra sicuramente un western girato nel 1954 “La campana ha suonato” (Silver Lode) girato in piena epoca maccartista e che solo ad un osservatore distratto può apparire come un classico B Movie. Al contrario grazie alla perfetta sceneggiatura di Karen Dewolf che si caratterizza per lo stile asciutto e sintetico è invece una lucida denuncia del clima di caccia alle streghe che venne lanciato dal senatore Joseph McCarthy.

In una piccola cittadina del West, Silver Lode, quattro uomini guidati dallo sceriffo federale McCarthy (un cognome evidentemente non scelto a caso) giungono proprio nel giorno in cui deve essere celebrato il matrimonio di un tranquillo e rispettato cittadino, Dan Ballard, con l'accusa di avere due anni prima assassinato proprio il fratello di questo sceriffo.
Dan Ballard cercherà con l'aiuto iniziale del fratello e del padre della sposa di scagionarsi da questa accusa, ma in brevissimo tempo lo sceriffo federale McCarthy riuscirà a convincere tutta la popolazione ad eccezione della promessa sposa e di una signora di “facili costumi” della colpevolezza di questo onesto cittadino. La popolazione di Silver Lode ne è così convinta che in neanche un'ora passerà dall'apparente sostegno al tentativo di linciarlo.
Dan Ballard riuscirà solo alla fine grazie all'aiuto della fidanzata e di questa altra signora a mandare un telegramma ricevendone una immediata risposta: non solo lui non è ricercato per omicidio, ma McCarthy non è uno sceriffo federale ma solo un volgare bandito e ladro di bestiame.
Il film termina con Ballard ferito, non solo fisicamente, che abbandona amareggiato la città insieme alla sua fidanzata.



Stuart Whitman e Dan Duryea


Come si vede la trama è molto simile a “Mezzogiorno di fuoco” girato solo due anni prima e con lo stesso ritmo narrativo di una ora e mezza di svolgimento in tempo reale, ma in questo film il messaggio antimaccartista è molto più evidente.
Intendiamoci: La campana ha suonato non è certamente all'altezza di Mezzogiorno di fuoco sia per la modestia dei protagonisti, John Payne e Lizabeth Scott, i quali non sono ovviamente all'altezza di due mostri sacri del cinema hollywoodiano come Gary Cooper e Grace Kelly. Sia per la colonna sonora di Louis Forbes e Howard Jackson che non può assolutamente rivaleggiare con la struggente canzone Do not forsake me, My Darling del grande Dimitri Tiomkin non a caso vincitrice del Premio Oscar. E la buona regia di Allan Dawn non può certo competere con il pesante clima di suspense creato da Fred Zinnemann.
Comunque è da ricordare che Allan Dawn è stato un celebre regista di film muti (più di quattrocento) interpretati da grandi dive come Mary Pickford e Gloria Swanson, l'indimenticabile protagonista di Viale del tramonto, oltre che per avere diretto il celebre film di guerra Iwo Jima interpretato da John Wayne.
La campana ha suonato se ha due protagonisti modesti mette in campo invece un stuolo di caratteristi di primissimo livello da Dan Duryea, uno dei più celebri “cattivi” del cinema hollywoodiano, a Emile Meyer (Orizzonti di gloria), da John Hudson (Sfida all'O.K. Corral) a Harry Carey jr. (uno degli attori preferiti di John Ford) ed infine a Stuart Whitman (I Comancheros, Quei temerari sulle macchine volanti) in una delle sue prime interpretazioni.

Questo film ha avuto poche apparizioni televisive, personalmente non ne ricordo neanche una, ed oggi le sale cinematografiche italiane non sono disposte ad ospitare film, anche più celebri, del passato. Lo si può trovare soltanto nei DVD e se chi legge queste note lo riesce a trovare, ebbene ne consiglio vivamente l'acquisto.



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