lunedì 27 ottobre 2014

LE "NUOVE" PROPOSTE DI RENZI IN MATERIA DI LEGGI ELETTORALI di Aldo Giannuli






LE "NUOVE" PROPOSTE DI RENZI IN MATERIA DI LEGGI ELETTORALI
di Aldo Giannuli



Una certa enfasi mediatica ha accompagnato una nuova proposta di Renzi al M5S in materia di legge elettorale, parallelamente all’altra proposta di scambio Csm-Corte Costituzionale al M5S. La simultaneità delle due proposte lascia intendere qualcosa che va al di là delle questioni di merito, per prefigurare un diverso rapporto maggioranza-opposizione. Il che sarebbe anche auspicabile,se andasse nel senso di una maggiore correttezza istituzionale che mettesse da parte alcune recenti arroganze e sciovinismi di maggioranza. Ma l’impressione è che la realtà sia diversa e più prosaica: constatata la battuta d’arresto del patto del Nazareno, per l’indisciplina dei gruppi parlamentari di Fi e del Pd, valutata la prospettiva di ritiro del Ncd dalla maggioranza, preso atto dell’incombente scontro con la Commissione Europea e con la Bce, Renzi cerca di prepararsi ad una crisi di governo ed a come uscirne.

In caso di crisi, le strade sono due: cercare un a nuova maggioranza per andare ancora avanti (magari sostituendo Fi al Ncd) o andare a nuove elezioni. La prima strada potrebbe rivelarsi molto rischiosa, anche perché potrebbe accelerare i processi di separazione della minoranza del Pd, senza dire della tenuta di un esecutivo del genere di fronte ad una offensiva europea. Pertanto, l’ipotesi delle elezioni potrebbe rivelarsi molto più concreta del previsto, ma, in questo caso si porrebbe il problema di come andare alle elezioni e quando. Per cui, lasciamo da parte la questione del ventilato baratto Csm-Corte Costituzionale e concentriamoci sulla questione della legge elettorale.

Va da sé che se dovessimo andare a votare entro la primavera, non resterebbe che votare con il sistema elettorale voluto dalla Corte Costituzionale (il cd “Consuntellum”) che è un proporzionale assai impuro (per via delle soglie di sbarramento) e con voto di preferenza. In sé questa ipotesi potrebbe essere valutata con interesse da Renzi (come alcune indiscrezioni giornalistiche lasciano già intendere): il Pd parte dal circa 41% delle politiche, per avere la maggioranza assoluta dei seggi gli basterebbe raggranellare un ulteriore 4-5%, che potrebbe essere una soglia raggiungibilissima, soprattutto se nelle liste del Pd dovessero entrare pezzi di Sel, Ncd e quel che resta di Scelta civica. Ma, anche se l’obiettivo dei 316 seggi alla Camera e dei 161 al Senato fosse mancato, a Renzi potrebbe andare bene, perché, constatata l’impossibilità di una coalizione che escluda il Pd (nessun pensa si possano alleare Fi, il M5S, Sel, la Lega e Fratelli d’Italia) ed essendo poco praticabile un nuovo scioglimento delle Camere, lui potrebbe lo stesso rifare una maggioranza da posizioni di forza. E, per di più, epurando le liste del Pd da buona parte dei dissidenti che gli hanno reso difficile la vita in questi mesi.

Dunque, in sé la cosa sarebbe fattibilissima ed anche le resistenze del Colle ad un nuovo scioglimento del Parlamento potrebbero essere vinte facilmente. Restano però una serie di incognite: in primo luogo, quella più grande sarebbe proprio l’atteggiamento dell’elettorato, che non ha mai premiato chi ha voluto le elezioni anticipate; peraltro quel 41% appartiene ad un momento felice della parabola renziana, che non è detto sia ancora attuale, anche perché la gente inizia a chiedere conto delle troppe promesse e del magro bottino di realizzazioni.

Inoltre, il serbatoio del centro è quasi secco e da Sel è difficile arrivi più di qualche avaro rivolo. Poi c’è l’incognita dell’atteggiamento della minoranza del partito che, di fronte ad una epurazione delle liste potrebbe anche decidersi per la scissione, anche perché, con un sistema sostanzialmente proporzionale non ci sarebbe neppure l’appello al voto utile. E poi c’è da considerare l’alea del voto di preferenza che potrebbe resuscitare partiti ormai moribondi (come Ncd e Udc) o dare risultati imprevisti nella formazione dei gruppi parlamentari.

Insomma, la carta delle elezioni con il Consultellum può essere valutata ma come estrema ratio, mentre resta preferibile e più sicura l’approvazione dell’Italicum che assicura il premio di maggioranza anche con percentuali molto inferiori al 40% e non ha l’intoppo del voto di preferenza ma offre la possibilità di fare un nuovo Parlamento di nominati.

Però c’è un problema: la legge approvata alla Camera entrerebbe in vigore solo a riforma del Senato ultimata e, fra una cosa e l’altra, questo significa ancora otto-nove mesi di attesa, che non è detto siano a disposizione. Per cui, l’ammorbidimento del M5S potrebbe offrire più di un vantaggio. In primo luogo evitare uno scatenato ostruzionismo alla riforma costituzionale anche alla Camera, dopo il “rodeo” di luglio ed agosto al Senato. In secondo luogo, con i voti del M5S, si potrebbe far a meno di quelli di Fi e Ncd e permettere l’entrata in vigore della legge anche prima del compimento della riforma costituzionale.

In terzo luogo, la riforma elettorale potrebbe essere approvata molto più celermente di quanto non garantisca la scombicchierata maggioranza del Nazareno. Ma, soprattutto, l’intesa offerta al M5S offre la possibilità di un sistema a doppio turno di partito e non di coalizione. Cosa significa tutto questo: il Pd, ormai da solo prende circa il 40% dei voti e, male che vada, può pensare di prendere il 35-36% ed essere il partito di maggioranza relativa, senza alcun bisogno di alleati come Sel o Ncd, che possono solo chiedere di entrare nelle sue liste ed accontentarsi della mancia di pochi seggi accordatagli. Il M5S, come è noto, non fa coalizioni ed, in quanto singolo partito ha ottime probabilità di arrivare secondo. Chi resta bruciato è la destra (del centro non vale la pena di dire) che ha qualche probabilità di arrivare al ballottaggio solo con un doppio turno di coalizione che allei Lega, FdI e Forza Italia che, singolarmente presi, non hanno possibilità di superare il M5S.

Certo: la destra potrebbe, in teoria, presentare una lista unica, ma, appunto è una ipotesi puramente teorica, perché la Lega verosimilmente, non accetterebbe di essere “affogata” in un listone con Fi.

Dunque, il Pd concederebbe al M5S la possibilità di arrivare al ballottaggio, nella presunzione di poter vincere, senza troppo sforzo, la prova finale, affogherebbe la concorrenza di destra, si sbarazzerebbe di scomodi alleati costringendoli al massimo ad entrare nelle sue liste: un affare che il M5s dovrebbe consentirgli in cambio del vantaggio di immagine come partito sfidante.

Come si ricorderà il M5S è sempre stato contrario alle coalizioni e, quindi, in sé la proposta renziana sembra accedere ad una sua richiesta. Però, vale la pena di precisare che il M5s era ed è per il sistema proporzionale e che aveva offerto una mediazione sulla questione del premio di maggioranza a queste condizioni:

a- che il premio fosse ragionevolmente contenuto e non permettesse (come è accaduto con il Porcellum) di trasformare un 29% di voti in un 54% di seggi (quel che ha provocato la declaratoria di incostituzionalità da parte della Corte); mentre l’Italicum prevede ancora che, qualsiasi sia la soglia di voti ottenuti al primo turno, chi vince il secondo di porta a casa oltre il 50% dei seggi

b- che si ripristinasse il voto di preferenza, mentre l’Italicun insiste nella prassi (anche essa dichiarata incostituzionale) delle liste bloccate

c- che la legge abolisse o riducesse fortemente le soglie di sbarramento che inducono un ulteriore effetto premiale che falsa il risultato elettorale, mentre l’Italicum continua a contemplare irragionevoli soglie di sbarramento

d- che la legge elettorale prevedesse anche clausole di garanzia contro la presenza di inquisiti e condannati nelle liste elettorali, mentre l’Italicum non prevede nulla di tutto questo.

Renzi fa finta di nulla, ma, senza questi punti qualificanti non si può parlare di intesa con il M5S, ma di un furbesco tentativo del Pd di far quadrare i propri conti a danno degli altri.
Ed a questo il M5S non è interessato.



27 ottobre 2014

dal sito http://www.aldogiannuli.it/


La vignetta è del Maestro Mauro Biani



1 commento:

  1. STUPIDITA HO CALCOLO?
    Voltiamo pagina spazzando via Tutta La classe politica

    Che ha permesso la nascita de l’era BERLUSCONIANA Riportandoci al (medio evo) dove il padrone dettava LEGGE.

    la crisi MONDIALE fa da spia i paesi emergenti invadono i mercati con produzioni a basso costo
    chi governa impegnato a risolvere gli interessi delle lobby tralascia i veri problemi che aggravano la situazione ITALIANA.


    Dopo due GUERRE e lotte sindacali in questi ultimi 100 anni cosa abbiamo ottenuto dai padroni solo sacrifici e tante chiacchiere.

    Rispetto ha 66 anni fa le risorse energetiche sono agli sgoccioli I mercati sono saturi
    Per risolvere la crisi? ( semplice ) Scateneranno la terza GUERRA MONDIALE
    Cosi con una fava prenderanno due piccioni livelleranno la popolazione MONDIALE
    e/ i sopravvissuti ? saranno i nuovi schiavi .

    Il Declino de Le Generazioni del dopo guerra cresciute ne l'opulenza si dividono in due
    Categorie classe politica serva delle lobby e i succubi (Beoti ) Troppo presi da droga divertimenti diete e stronzate varie
    Non si sono resi conto che il declino è iniziato negli anni 80 con l’evento al Governo di B. Craxi
    Il debito pubblico a incominciato ha crescere a dismisura naufragando
    Con L’ultimo Governo di SB suo delfino.
    Che per fare i suoi interessi ha dato il colpo di grazia.
    Hanno scoperto che rende di più quotarsi in borsa e spostare gli stabilimenti nei paesi comunitari dove il lavoro costa meno.

    Quando il lavoro a basso costo nei paesi sottosviluppati finirà scongeleranno i nostri precari
    ne l’attesa fra crisi e sacrifici ci riabitueremo al peggio tanto da osannare i futuri sfruttatori W. L'ITALIA. VITTORIO.A

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