venerdì 13 gennaio 2012

REGALO DI NATALE di Antonio Pagliarone





REGALO DI NATALE
I derivati sui titoli di stato come arma di distruzione di massa

 di Antonio Pagliarone

Il 21 dicembre il Governatore della BCE Mario Draghi ha confezionato un bel pacco dono di 489 miliardi di euro, garantiti dallo stato, destinati a 523 banche europee in difficoltà corredandolo con lustrini dorati da un tasso di interesse dell’1% per tre anni. Si è finalmente realizzato il sogno di quei keynesiani del nuovo millennio che chiedevano a gran voce l’intervento della BCE perchè acquistasse quei titoli di stato divenuti tossici, veri e propri virus che hanno impestato il sistema. In realtà il regalo natalizio di Draghi assomiglia moltissimo al famoso intervento della Fed americana che si è accollata i titoli tossici legati ai mutui subprime per 1,45 trilioni di dollari senza essere riuscita tutt’oggi a smaltire questa montagna di sterco. Invece di farlo direttamente, la BCE ha però messo le sue succursali nelle condizioni di operare una sorta di quantitative easing (creazione di moneta) per dare una boccata di ossigeno al sistema finanziario europeo, rinviando - solo di qualche mese - l’inevitabile crash che investirà tutta l’eurozona. Gli ingenui keynesiani si illudono che tali immissioni di “liquidità” possano spingere gli istituti bancari a rilanciare il credito alle industrie ed ai privati affinché possa essere riavviata una nuova fase di crescita dell’economia reale e dei consumi. Ma sono stati presto delusi. Infatti nel 2012 le banche dovranno rifinanziare poco più di 800 miliardi di debiti mentre i governi 1700 miliardi e allo stesso tempo dovranno sostenere le banche stesse. Le banche acquistano titoli di stato finanziando i governi e questi a loro volta devono finanziare le banche. E’ un cul de sac dal quale non se ne esce.

Se una banca dovesse acquistare con i nuovi fondi BCE dei titoli di stato a dieci anni al 7% con danaro prestato all’1 % di interesse ne ricaverebbe un utile del 6% ossia una sorta di carry-trade [1], come afferma Mike Whitney, un sussidio diretto della BCE con la speranza che le banche acquistino direttamente i titoli spazzatura dei PIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna, i paesi a rischio default). In tal modo Draghi è riuscito a bypassare le isterie della Bundersbank, sostenute da quella bavosa della Merkel, che non ha alcuna intenzione di finanziare il debito dei “terroni” ma spinge perché vengano imposte politiche draconiane per quei lavoratori del mediterraneo considerati fannulloni e parassiti che vivrebbero alle spalle dei teutonici. Naturalmente si dovranno sopportare ulteriori tagli per sostenere un debito ulteriore che non verrà mai ripagato, come è accaduto negli Stati Uniti dove la Fed, dopo aver salvato le banche di investimento assumendo sulle sue spalle i titoli tossici legati ai mutui, si è ritrovata in bilancio più di due trilioni di dollari che non riuscirà mai a vedere.

Ma dove finiranno questi 489 miliardi di euro? Verranno ancora una volta deviati verso la finanza speculativa che li assorbirà nel vortice di un buco nero che non finirà mai e lo stesso Draghi lo sa benissimo essendo stato, come il suo socio Mario Monti, direttore di gestione alla Goldman Sachs. Ma lo stesso Whitney riferisce che nelle banche dell’eurozona esistono ben 7,1 trilioni di dollari come collaterali dei prestiti forniti alle piccole e medie imprese che vanno a costituire una ulteriore zavorra da eliminare. Le banche, sotto la pressione degli azionisti, continueranno ad ignorare la macelleria operata dai vari governi più o meno “tecnici” e dovranno operare i loro investimenti finanziari in asset più sicuri per poter ripianare in minima parte le passività accumulate. In sostanza Mario Draghi, nonostante le finte simpatie per gli indignados, ha rafforzato ulteriormente la finanza a discapito dei governi nazionali più o meno tecnici impegnati a dissanguare continuamente una massa di lavoratori imbesuiti dal terrorismo economico praticato da mass media e da politicanti di infimo ordine.

Tutte le manovre in atto e quelle che seguiranno nella Grecia di Papademos, nell’Italia di Monti-Passera [2], nella Francia dei burattini Trichet-Sarkozy o nella Spagna del comico Zapatero, sostituito dal conservatore Mariano Rajoy nonostante la protesta di massa nelle piazze, risulteranno sostanzialmente inutili in quanto non riusciranno mai a ristabilire quei parametri assurdi imposti dal sistema finanziario ai 27 paesi dell’Unione. Lo si vede chiaramente ogni giorno attraverso le volatilità di una Borsa impazzita che non presenta alcuna correlazione con il famoso spread, ormai divenuto lo spauracchio delle masse, che stranamente non ha alcuna intenzione di scendere alla faccia dei discorsi rassicuranti di un cyber-tecnico dagli occhi di ghiaccio.

L’altra bella notizia di fine d’anno è che dei 489 miliardi di euro messi a disposizione delle Banche ne sono stati utilizzati circa 37 per l’acquisto di titoli di Stato (praticamente sono solo le Banche ad accollarseli) mentre i restanti 452 miliardi sono stati depositati come conto corrente presso la BCE allo 0,75% in attesa di un migliore utilizzo.

Ciò che non viene detto è che i famosi paesi a rischio default, i PIGS per intenderci, costituiscono il leit motiv della finanza speculativa basata sui Credit Default Swap (CDS), derivati che rappresentano contratti assicurativi, tipo option [3], a cinque anni, concessi dalle banche a fronte del pagamento di un premio Se ad esempio si verificasse una insolvenza dei titoli di stato italiani, la banca provvede a risarcire l’investitore che li ha sottoscritti, questi è quindi coperto dal rischio default, trasferendolo ad altri. Il valore di mercato dei CDS sui titoli di stato è tanto più elevato quanto più una nazione è a rischio. Ad es. l’assicurazione contro il rischio di mancato pagamento degli interessi sui titoli greci corrisponde quasi al 100%, ossia bisogna raddoppiare il capitale investito in titoli greci se si vuole essere assicurati contro il rischio. Per i titoli italiani siamo al 5%, per quelli portoghesi all’11% e per i Bund tedeschi all’1%.

Ora le Banche hanno emesso nel corso degli anni molti duplicati di questi asset misteriosi, relativi a singoli prestiti effettuati, utilizzati a loro volta come prestiti, cui si deve un interesse, truffando così investitori di vario genere e le stesse banche che si trasferivano vicendevolmente (anche trenta e cinquanta volte) questa spazzatura. L’esposizione delle grandi banche d’affari sui CDS di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna ammonta a circa 500 miliardi di dollari. Mike Whitney riporta che, con l’aumento del rischio default avviato dalla Grecia, “il valore di queste obbligazioni ha fatto un tonfo lasciando molte di queste banche in rosso. E la situazione è ancora peggiore di quanto sembri, perché le banche hanno preso in prestito più denaro rispetto al valore originale delle stesse obbligazioni”. Quindi le Banche, affidando in garanzia più volte lo stesso collaterale, hanno ingigantito la loro esposizione, per l’insolvenza dei loro creditori, che nemmeno gli interventi delle Banche Centrali potranno sanare, pur continuando a garantire continui prestiti al sistema bancario, finché non falliranno esse stesse. Si stima che alla fine dell’anno 2011 la BCE aveva crediti per 2.730 miliardi di euro ed un capitale di 5,5 miliardi.

Ecco spiegata la crisi dilagante nel sistema bancario europeo (e non solo come vedremo in seguito) costretto a pagare gli investitori e ormai ai limiti del default se non fosse intervenuta la BCE con questo regalo di Natale.

Poiché i CDS non costituiscono più una valida assicurazione per gli investitori, questa situazione fa innalzare i tassi di interesse per favorire gli investimenti sui titoli e di conseguenza si è verificato un continuo declino negli acquisti di Titoli di Stato, vista la loro inaffidabilità, che porta quindi all’aumento dello spread. La tabella che segue mostra l’ammontare dei derivati sui tassi di interesse in miliardi di dollari riferiti alle singole divise monetarie per l’Italia nel giugno 2010.



Il sistema politico ed il popolame ad esso aggregato insiste nel conferire a SuperMario poteri soprannaturali ma si meravigliano che lo spread tra Titoli di Stato italiani e Bund tedeschi oscilli a quota 500 cosa che comporta un tasso di interesse del 7% sui titoli italiani a 10 anni. In effetti a seguito della manovra macelleria introdotta dal Governo del Presidente tutti si aspettavano che migliorassero le condizioni della finanza italiana di fronte ai “virtuosi” Francia e Germania. Ma non è così. I sacrifici resi vani ancor prima di essere subiti dai lavoratori italiani dovranno essere perpetuati da un governo emanazione della finanza speculativa sempre pronto a raschiar capitale per mamma speculazione.

Tanto per intenderci, nei primi sei mesi del 2011 il valore nozionale di tutti i derivati in circolazione è passato dai 601mila miliardi di dollari, al 31 dicembre 2010, ai 708mila miliardi nel giugno dell’anno appena trascorso. Un aumento vertiginoso di 104mila miliardi in soli sei mesi! In tali condizioni i dirigenti delle banche e dei governi sono coscienti della possibile bancarotta e del fatto che non hanno alcuna possibilità di evitarla e dovrebbero rimettere definitivamente i loro mandati e dimettersi da ogni carica istituzionale.

Un altro aspetto decisamente poco considerato dagli europeisti d’acciaio e dai sinistri che si ubriacano di imperialismo è che le Banche europee hanno giocato un ruolo decisamente importante nella finanza americana, infatti come osserva Hyun Song Shin, un economista della Princeton University, nell’ultimo decennio di globalizzazione finanziaria gli Stati Uniti hanno una esposizione di 3mila miliardi di dollari nei confronti delle Banche europee, così molti asset di alcune banche corrispondevano a passività di altre, in un vortice di esposizioni che montavano continuamente. Shin afferma che nel decennio scorso le banche europee non solo effettuarono prestiti direttamente alle imprese americane ma assorbirono in maniera considerevole sul mercato depositi di moneta americana ed hanno contrattato CDO [4], CDS ed altri tipi di obbligazioni emesse dalle banche americane, giocando un ruolo fondamentale nel sistema del credito negli Stati Uniti e contribuendo allo scoppio della bolla immobiliare e finanziaria del 2008. Di conseguenza, il crash finanziario del sistema europeo avrebbe delle implicazioni sul sistema del credito negli Stati Uniti e sui flussi finanziari delle economie emergenti.

Ed è per questo motivo che l’Amministrazione Obama è seriamente preoccupata per il possibile default dell’eurozona, poiché porterebbe ad un crash definitivo dell’economia americana e mondiale. Il circolo vizioso per il quale l’insolvenza delle banche viene trasferita alle singole nazioni, che a loro volta la trasferiscono alle banche, costituisce uno stallo insormontabile. Le manovre di bilancio portate avanti dai singoli governi non riusciranno minimamente ad evitare il crollo: il barile è già stato raschiato molto e risulta evidente che recuperare 20 o 40 miliardi dai tagli, come ha fatto Monti, non è che una goccia nell’oceano del debito faraonico. L’orizzonte si è fatto nero, la ripresa della produzione industriale è divenuta ormai un miraggio [5] e le previsioni per il futuro non sono altro che una conferma della Madre di tutte le Depressioni in atto nei paesi maggiormente industrializzati caratterizzata da un indebitamento sempre crescente correlato da tassi di crescita stagnanti, ma in realtà negativi, a livelli di disoccupazione mai visti nella storia del capitalismo, ben superiori al 10% ufficiale [6], mentre i salari reali continuano una discesa che dura ormai da qualche decennio [7]. Intanto si avvicina sempre più la possibilità che scoppi una bolla sul credito con allo sfondo un crollo degli Stati indebitati in maniera inverosimile.

Vuoi vedere che saranno gli stessi funzionari del capitale a dichiarare la bancarotta e a consegnare in toto il sistema sociale ed economico nelle mani dei lavoratori?

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NOTE

(1) Il carry trade è una pratica speculativa che consiste nel prendere a prestito del denaro nei paesi con i tassi di interesse più bassi per cambiarlo nella valuta di paesi con un rendimento degli investimenti maggiore in modo sia da ripagare il debito contratto sia da ottenere un guadagno con la medesima operazione finanziaria.

[2] Se ha avuto un pregio il governo “tecnico” è stato quello di sputtanare definitivamente i partiti del bipolarismo che, pur con qualche mal di pancia del loro elettorato di coglioni, si affannano a sostenere un governo che li seppellirà.

[3] Contratto a termine che conferisce il diritto, ma non impone l’obbligo, all’acquirente di acquistare (call option) o vendere (put option) una certa attività finanziaria o reale a un prezzo prefissato (strike) e a una certa data (opzione europea) o entro la stessa (opzione americana). Il diritto è rilasciato dal venditore (writer) all’acquirente (holder) contro il pagamento contestuale di un premio. Questo premio rappresenta la perdita potenziale massima cui va incontro chi acquista opzioni.

[4] Collateralized Debt Obligations. Sono un tipo di derivato basato sulla aggregazione di diverse attività a rischio.

[5] A complicare ulteriormente l’utopico ritorno ad una economia capitalistica normale non sono solo il declino degli investimenti in capitale fisso ed in innovazione tecnologica, ormai quasi inesistente, ma anche la spaventosa crescita dei costi delle materie prime alimentata dalla speculazione. Le variazioni del prezzo del greggio ad esempio seguono la dinamica speculativa del mercato di Chicago e di Londra. Il prezzo del Cromo dal 2000 al 2008 è aumentato del 265%, del Rame 190%, del Ferro 132%, del Manganese 227%, Tungsteno 239% , Vanadio 547% ecc. Tra i non metalli lo zolfo ha fatto nello stesso periodo un balzo del 750%, il Potassio 230% per citarne alcuni. Il Carbone % tra il 2000 ed il 2008 è aumentato del 59%, il gas naturale del 156% mentre il petrolio nello stesso periodo è aumentato del 244%. Attualmente sono stati superati i 101 dollari al barile ma il prezzo è destinato a salire. Per una visione della dinamica dei futures sui prezzi delle materie prime compreso il petrolio vedi il mio Mad Max Economy, Sedizioni Milano 2008. Vedi l’andamento dei prezzi relativi ai beni alimentari e al petrolio:




[6] A tale proposito sulle condizioni della occupazione e dei salari vedi Antonio Carlo, Capitalismo 2011: Decomposizione in atto, sul web in questi giorni.

[7] Negli Stati Uniti una recente rilevazione riporta che un americano su due soffre di povertà e di salari al di sotto dei limiti di sopravvivenza.

 
9 gennaio 2012
 
dal sito  http://connessioni-connessioni.blogspot.com/

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