domenica 30 agosto 2015

FAHRENHEIT 451 di Ray Bradbury





FAHRENHEIT 451 di Ray Bradbury



Due recensioni di questo capolavoro della letteratura a cura di Flavio Alunni e Cristina Fabriani



Fahrenheit 451 è ancora molto attuale. In molti modi. E non solo per quelli legati alla politica, alle dittature che ancora nel mondo pensano di poter controllare il pensiero umano, decidendo cosa i cittadini possono leggere e cosa no. Basta guardare quello che è accaduto negli Stati Uniti, come osserva Bradbury stesso (ma potrebbe essere applicato tranquillamente anche all'Italia): 

Qui i libri non li brucia nessuno, la censura non esiste, abbiamo la libertà di scrivere e di leggere tutto quello che vogliamo, ma allo stesso tempo non è esattamente così, perché negli ultimi decenni il nostro sistema educativo è stato distrutto, le generazioni più giovani non sanno cosa voglia dire leggere o scrivere. Non volevamo farlo ma stiamo facendo diventare la società americana come quella di Fahrenheit 451, una società nella quale per essere davvero liberi dovremmo imparare a leggere e scrivere di nuovo. (Ray Bradbury, 2003)

In un futuro non precisato i pompieri, anziché spegnere gli incendi, li appiccano per bruciare i pochi libri rimasti in circolazione. Chi li legge è un emarginato, un disadattato, un sovversivo che merita il carcere o peggio ancora la morte. Siamo in un futuro dove si ha paura di fermarsi a pensare, un futuro in cui di giorno le strade sono piene di macchine che sfrecciano ad altissima velocità e di notte, lungo i marciapiedi, non c'è un'anima. La notte si guarda la tv, poi ci si addormenta con le cuffie ascoltando la radio. Pensare rende tristi. Del resto la felicità è a portata di mano: la tv trasmette immagini di persone sorridenti tutto il giorno, commedie e intrattenimento fanno il resto. Lo svago è tutto, l'ignoranza è un bene. Bisogna nascondere sotto il tappeto i problemi, i dubbi, le contraddizioni, e, visto che ci siamo, anche il pensiero critico. Per fare ciò è stato necessario eliminare tutto quello che induce le persone a pensare, come le panchine, i giardinetti e le sedie a dondolo, perché questesono troppo comode e la gente deve stare in piedi, deve correre tutto il santo giorno. Insomma, perché i libri sono stati banditi? Perché i libri rendono la gente apprensiva, squilibrata. Perché non sia mai che il lettore si commuova leggendo una poesia: il pianto è una cosa dolorosa, da combattere. Perché un libro è una potentissima fonte di instabilità politica. Pensate che la lettura di un libro può addirittura cambiare le idee di una persona. Tremendo, vero?

A dirla tutta, in Fahrenheit 451 la scomparsa del libro è solo l'atto finale di un processo culturale che vede innanzitutto il dilagare della tv coi suoi migliaia di programmi di intrattenimento insieme al sopraggiungere di una stampa e un'editoria sintetizzate al massimo. Bombardando i lettori di centinaia di notizie senza importanza gli si dà l'impressione di essersi informati a dovere. Gli articoli sono tanti ma brevi, spesso c'è solo il titolo, si sa tutto e non si sa niente.
Woody Allen disseleggo per legittima difesa e non aveva tutti i torti. Tra i tanti motivi, bisogna leggere per preservare la mente. Preservarla dai luoghi comuni, dalle idiozie della televisione, dall'apatia mentale, dal punto di vista unico dominante. Cosa rende diversa una storia letta da una vista alla tv? Prima di tutto la televisione è un piccolo dittatore a cui è difficile resistere: ti si spara addosso con una tale potenza, con la sua luminosità, la sua musica e i suoi colori che appena l'accendi ti si riversa dentro quasi senza resistenze. La tv ti fa vedere le cose a modo suo, mentre un libro te le fa pensare a modo tuo. Poi, nei libri non ci sono messaggi subliminali. A che altro servono i libri? Beh, per avere una memoria, per non ripetere gli errori del passato. E per nutrire il cervello, diamine.
Nelle disavventure di Guy Montag, il pompiere che per tutta la vita ha bruciato libri salvo poi tornare sui suoi passi, compare sullo sfondo lo scoppio imminente di una guerra mondiale, perché chi non crea non può fare a meno di distruggere, è una cosa antica come la storia e la delinquenza minorile.

I personaggi sono pochi, la storia è semplice e diretta: non a caso è il libro di fantascienza più letto in assoluto. Da un lato c'è Montag il pompiere, personaggio che più azzeccato non si può. Bradbury avrebbe potutto scrivere l'ennesimo libro in cui il popolo esplode in una rivoluzione materiale assediando i palazzi del potere, invece ha voluto rappresentare una rivoluzione ancora più profonda, una rivoluzione interiore, di pensiero. Poi c'è Clarisse, la ragazza che Montag incontra spesso mentre torna dal lavoro. Clarisse è ritenuta pazza da genitori e insegnanti, perché le piace passeggiare, leggere e sentire la pioggia caderle addosso quando piove, e addirittura le piace socializzare, dare attenzione al prossimo, per non parlare del fatto che si ostina a mantenere una propria individualità invece di mescolarsi con la massa. C'è anche Faber, anziano professore dell'università che non ha mosso un dito, all'epoca, quando lo sfacelo culturale si andava compiendo, per cui è soffocato dai rimorsi. Infine abbiamo il capitano Beatty, il superiore di Montag, che cerca in tutti i modi di riconvertire Montag con argomentazioni forbite a favore della distruzione dei libri. Dunque, in questo romanzo non assistiamo a una rivoluzione di popolo contro un esercito governativo o roba simile, ma a una rivoluzione interiore di un singolo uomo contro un nemico che non può essere altro che un nemico psicologico e concettuale come il capitano Beatty, il quale rappresenta il nemico per eccellenza, quello che alberga dentro ognuno di noi.


7 Dicembre 2013

Flavio Alunni


******************





“Il vecchio annusò il volume. “Sapete” proseguì “che i libri hanno un po' l'odore della noce moscata o di certe spezie d'origine esotica? Amavo annusarli, da ragazzo. Signore, quanti bei libri c'erano al mondo un tempo, prima che noi vi rinunciassimo!”

“Non si deve giudicare un libro dalla copertina”. Così recita il libro a pagina 169. Una cosa che io faccio quasi immancabilmente durante le mie passeggiate romantiche in libreria e, a dire il vero, molti sono i libri che mi hanno conquistato proprio con la loro “facciata”. Non so se capita anche a voi. Beh, in questo caso specifico, se avessi dovuto giudicare il libro dalla copertina (ed anche dal titolo), sono abbastanza sicura che non lo avrei acquistato mai e poi mai. Per questo ringrazio di cuore un collega ed amico di letture per avermelo consigliato. Un libro a cui, tutti coloro che nutrono un amore smisurato per i libri, la lettura, la cultura, il sapere, dovrebbero riservare un posto d’onore nella propria libreria. L’ho terminato in pochissimi giorni e non posso fare a meno di consigliarvelo.

E’ doveroso premettere che si tratta di un romanzo di fantascienza, genere assolutamente lontano dai miei gusti letterari ed anche dal mio temperamento, scritto nel lontano 1953. Ribadisco la data di stesura poiché uno degli elementi che colpisce leggendo il libro, forse sopra ad ogni altro, è la sua straordinaria attualità. Sembrerebbe quasi di trovarsi di fronte ad una vera e propria profezia.

Il Signor Montag è membro di uno strano corpo di vigili del fuoco che, invece di spegnere incendi li crea, con lo scopo di bruciare ogni forma di libro esistente. Ai cittadini è infatti severamente proibito possedere in casa anche un solo libro. Per essere rispettosi della legge, l’unico mezzo di conoscenza, informazione e comunicazione che può essere utilizzato è la televisione: strumento totalmente plasmato, controllato e gestito dal governo centrale con l’obiettivo di regolare qualsiasi dinamica all'interno della società cittadina. Le scene dei roghi vengono descritte con attenzione così come il piacere che gli addetti al fuoco provano nel distruggere la conoscenza. Improvvisamente però nella vita del Signor Montag accade qualcosa da cui egli non potrà più tornare indietro. Il meccanismo per lui, dopo aver preso tra le mani un libro ed averne iniziato a leggere alcune pagine, inizia ad incrinarsi. Si sente inebriato dal potere benefico di quelle parole e capisce di non poterne più fare a meno, così inizia a custodire in maniera clandestina alcuni libri in casa. Il desiderio successivo è quello di abbandonare il proprio lavoro e quindi la squadra degli incendiari, con la conseguenza inevitabile di porsi in una condizione di assoluta ed inevitabile illegalità. Le conseguenze di questa decisione ed i numerosi personaggi che ruotano intorno al racconto, li lascio però scoprire a voi.

Il libro è un costante ed efficace invito alla riflessione e la sua attualità ci lascia senza parole a tal punto che, la trama passa a tratti in secondo piano; talvolta non ci interessa più della storia tanto siamo colpiti dal messaggio tagliente che essa vuole trasmetterci. Voglio rassicurarvi però sull'apparente sensazione di crudeltà e drammaticità del racconto. Posso garantirvi che vi troverete di fronte ad un vero e proprio “scrigno di poesia”. Un’autentica lode ai libri, agli scrittori, alla lettura, al sapere, alla cultura, unica ed insostituibile forma di ricchezza e nutrimento dello spirito nonché unica via verso il raggiungimento della libertà. Valori questi temuti da un governo infimo e disonesto che non a caso cerca di eliminare con tutte le sue forze. Persino parlare insieme, fermarsi a pensare, a riflettere sembra essere considerato un reato e chiunque osi farlo rappresenta una minaccia, “il diverso” che non merita neppure di esistere. Riflessioni “forti” ma essenziali per potersi migliorare, vivere una vita migliore, essere liberi, o almeno tentare di farlo. Durante la lettura è caldamente consigliato di tenere a portata di mano una matita perché i passi degni di nota e che non vorrete più dimenticare, saranno molti. Io non ho potuto fare a meno di immortalarne un bel po’ e ve li regalo con l’auspicio di accendere in voi il desiderio di leggere questo capolavoro scritto ben 62 anni fa. Mi dilungherò un po’, vi chiedo scusa in anticipo ma se avrete tempo e pazienza di leggere i passi tratti dal libro fino alla fine, ne varrà la pena. Buona lettura con l’augurio di poter essere sempre “vagabondi all'esterno, biblioteche dentro”

“Numero uno: sapete perché i libri come questo siano tanto importanti? Perché hanno sostanza. Che cosa significa in questo caso “sostanza”? Per me significa struttura, tessuto connettivo. Questo libro ha pori, ha caratteristiche sue proprie, è un libro che si potrebbe osservare al microscopio. Trovereste che c'è della vita sotto il vetrino, una vita che scorre come una fiumana in infinita profusione. Maggior numero di pori, maggior numero di particolarità della vita per centimetro quadrato avrete su un foglio di carta, e più sarete “letterario”. Questa è la mia definizione, ad ogni modo. Scoprire le particolarità. Particolarità nuove!. I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano. Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, di facce senza pori, senza peli, inespressive.”

«Agio, tempo libero.» «Oh, ma noi abbiamo molte ore libere ogni giorno.» «Ore libere dal lavoro, sì. Ma tempo di pensare? Quando non conducete la vostra macchina a cento miglia all’ora, a un massimo in cui non potete pensare ad altro che al pericolo, allora ve ne state a giocare a carte o sedete in qualche salotto, dove non potete discutere col televisore a quattro pareti. Perché? Il televisore è "reale", è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo dice con voce di tuono. Deve aver ragione, vi dite: “sembra” talmente che l’abbia! Vi spinge con tanta rapidità e irruenza alle sue conclusioni che la vostra mente non ha tempo di protestare, di dirsi: “Quante sciocchezze!”». «Ma la “famiglia” è gente in carne e ossa». «Come, scusate?». «Mia moglie dice che i libri non sono “reali”». «E Dio sia lodato per questo. Li si può almeno chiudere, dire: "Aspetta un momento". Potete farne ciò che volete. Ma chi mai è riuscito a strapparsi dall’artiglio che v’imprigiona quando mettete piede in salotto TV? Vi foggia secondo la foggia che esso più desidera! L’ambiente in cui vi chiude è reale come il mondo. "Diviene" e pertanto è la verità. I libri possono essere battuti con la ragione.”

“Scopo dei libri è ricordarci quanto siamo somari, dissennati. sono i pretoriani di Cesare, i quali mormorano, mentre il corteo trionfale passa rombando: "Ricordati, Cesare che anche tu sei mortale". La maggior parte di noi non può correre qua e là notte e giorno, parlare con tutto, conoscere tutte le città della terra, non abbiamo tempi, denaro, nemmeno tanti amici. Le cose che voi cercate, Montag, sono su questa terra, ma il solo modo per cui l'uomo medio potrà vederne il novantanove per cento sarà un libro.”

Ognuno deve lasciarsi qualcosa dietro, quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro, o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi stessi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l'albero o il fiore che abbiamo piantato noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualcosa da ciò che era prima in qualcos'altro che porti la nostra impronta. La differenza tra l'uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta la vita.

17 Agosto 2015

Cristina Fabriani






FAHRENHEIT 451, Ray Bradbury – Mondadori 2014 – pp.180 – Euro 9,00 – (prima edizione Mondadori 1966), trad. di Giorgio Monicelli



dal sito Cronache di un sole lontano


Nessun commento:

Posta un commento

Print Friendly and PDFPrintPrint Friendly and PDFPDF