lunedì 10 agosto 2015

SINISTRA PD E RIFORMA DEL SENATO: QUESTA VOLTA, I NOSTRI EROI RIUSCIRANNO AD ESSERE SERI SINO IN FONDO? di Aldo Giannuli





SINISTRA PD E RIFORMA DEL SENATO: 
QUESTA VOLTA, I NOSTRI EROI RIUSCIRANNO AD ESSERE SERI SINO IN FONDO? 
SI ACCETTANO SCOMMESSE
di Aldo Giannuli



Questa volta siamo allo showdown finale: la sinistra Pd ha promesso di andare sino in fondo e votare un emendamento per rendere il novo Senato elettivo. Se l’emendamento dovesse passare il risultato sarebbe piuttosto limitato e, di fatto, si ridurrebbe ad una diversa composizione del collegio elettorale per il presidente della Repubblica, i membri della Corte Costituzionale e il Consiglio Superiore della Magistratura. Non è molto e la riforma resta un’emerita schifezza, ma meglio poco che niente. Il punto, però non è questo, il punto sono le conseguenze politiche che ne verrebbero ed allora, ragioniamo su questo.

Sulla carta i favorevoli all’emendamento Gotor sarebbero 170-176 (in base alle diverse valutazioni) cioè 12-16 voti in più della maggioranza e, dunque, se la sinistra Pd tiene duro, l’emendamento passa.

Vediamo che succede: occorre ricominciare il percorso di revisione con doppia lettura alla Camera ed una lettura al Senato. Tutte le riforme di Renzi traballerebbero, perché in altri 7-8 mesi si arriva alle amministrative che non si sa come vanno. E poi non è detto che non rispuntino altri emendamenti, ad esempio, se la Camera ripristina il Senato elettivo ricominciamo da capo. E se la riforma del Senato si arena, quella elettorale vacilla a sua volta. Di fatto sarebbe la sconfitta di tutta la strategia istituzionale del tamarro.

In sé la cosa non dovrebbe coinvolgere il governo, sia perché non si tratta di un voto di sfiducia, sia perché la stabilità del governo non dovrebbe essere collegata alle questioni di ordine costituzionale, per le quali dovrebbe (dovrebbe, insisto, dovrebbe: condizionale presente) esserci sempre libertà di coscienza per i parlamentari. Ma questo era vero quando le riforme costituzionali le faceva il Parlamento ed il governo restava neutrale. Poi, con il Pd, abbiamo inaugurato la stagione delle riforme costituzionali di marca governativa. E mai come in questa occasione il governo ci ha messo la faccia. Logica vorrebbe (anche qui, condizionale: vorrebbe) che Renzi ne traesse le conseguenze e si dimettesse, ma siccome non è la faccia quello che manca, mettiamo caso che Renzi non si dimetta o faccia solo finta di farlo per poi ritirare le dimissioni.

Il primo effetto sarebbe un enorme danno di immagine: che fine farebbe il “cavaliere senza macchia né paura” che non media con nessuno e tira dritto alla meta? Una botta da tre punti in meno nei sondaggi sarebbe il minimo che gli può succedere. Il secondo punto sarebbe il suo indebolimento nel partito. Non tanto perché la sinistra Pd potrebbe sentirsi autorizzata ad alzare la posta (figuriamoci! Bersani e Cuperlo constatando di essere stati determinanti in qualcosa per una volta nella loro vita, resteranno in tranche per un mese. A proposito: tenetevi pronti a soccorrerli con un cognac al momento giusto: certe emozioni possono uccidere). Il guaio saranno i renziani: ciascuno si riterrà determinante ed aumenterà le richieste verso un segretario indebolito. Poi ci sarà l’ala del pasdaran che reclamerà le teste dei “traditori” e, come sempre, nascerà una cordata di “pontieri” che invece cercherà di ricucire con i ribelli ecc. Avete visto cosa è successo a Berlusconi appena ha iniziato a scricchiolare?

Dunque, potrebbe anche cercare di far finta di niente, ma probabilmente glielo impedirebbero i suoi stessi fans. Se lo fa, si prepara a due anni di agonia (se dovesse durare tanto). Peraltro non mi sembra che un comportamento così sia nel carattere del personaggio.

E allora passiamo all’altro scenario, Renzi si dimette e va dal Presidente e si aprono tre scenari conseguenti: Mattarella rinvia Renzi alle Camere per un voto di fiducia, Mattarella nomina un nuovo esecutivo (e dobbiamo vedere se con Renzi o con l’ennesimo tecnico, Mattarella indice nuove elezioni.

Prima soluzione: Renzi va alle Camere e la fiducia la riscuote anche perché i ribelli del Pd gliela voterebbero. Però qui siamo nello scenario che abbiamo appena descritto, quello di Renzi che fa finta di niente o quasi. E poi non è detto che i verdiniani, che ora gli voteranno la riforma del Senato, poi gli votino la fiducia… gratis.

Seconda soluzione, un nuovo governo Renzi, ma con che maggioranza diversa da quella attuale? Dovrebbe aprire a Berlusconi, scontando la scissione. Questo è possibile, ma difficile da gestire.

Terza soluzione: un governo tecnico. Ma con che voti? Ovviamente una maggioranza senza il Pd, magari con Sinistra Pd, M5s, Sel, Lega e Forza Italia è semplicemente impensabile. Dunque occorrerebbe convincere Renzi a fare un passo indietro per insediare il solito governo tecnico. Renzi si ritirerebbe nel partito per preparare la riscossa. Mossa possibile ma pericolosissima: lui perderebbe visibilità, non potrebbe tentare la carta degli sgravi fiscali e, soprattutto rischierebbe il Vietnam nel partito e la resurrezione del centro ad opera del solito tecnico che, come Dini o Monti, poi si fa il suo partito. Troppo rischioso. A meno di non travestire da tecnico Padoan o qualcuno del genere, ma resta il problema dei voti in senato.

Nuove elezioni: sarebbe la soluzione più logica e più pulita in assoluto perché questo è un parlamento impresentabile, Ed a Renzi potrebbe convenire perché si toglierebbe dai piedi quelle mosche tze tze della minoranza bersaniana. Però:

1. Alle elezioni ci andrebbe sulla base di una sconfitta di immagine, destinata a pesare

2. Potrebbe accelerare la scissione e non è detto che gli vada bene con elezioni alla porta

3. Soprattutto, si voterebbe con un sistema sostanzialmente proporzionale, il che significa che, anche con un 35-38%, il Pd dovrebbe accontentarsi di 210-240 seggi contro i 304 attuali e si voterebbe con le preferenze. Due cose che non credo vadano nel senso dei desideri del fiorentino.

Inoltre, sin qui, Mattarella ha fatto capire che non ama l’idea di nuove elezioni. Per cui, a meno di non scongiurare prima il voto al Senato, gli senari più probabili mi sembrano il secondo ed il terzo.

C’è poi un’altra questione: che si fa con i ribelli? I bersaniani, questo è chiaro, dal Pd non se ne vanno di loro spontanea volontà e per farli uscire, bisognerà chiamare la forza pubblica. Ma tenerli dentro è complicato: uno schiaffo del genere è difficile da mandar giù e poi si scatenerebbe la “curva talebani” a chiederne la testa. In caso il governo dovesse andar sotto, credo che Renzi deciderebbe per il taglio. E questo rafforzerebbe l’idea di un governo con Berlusconi.

Intanto la cosa più semplice è cercare di persuadere la minoranza Pd a fare retromarcia per l’ennesima volta ed il pressing è già iniziato da Repubblica al Foglio e ci si è messo anche Staino (che tristezza!). Per la minoranza sarebbe il suicidio definitivo e senza appello, ma l’esperienza dice che…

E allora, scommettiamo?



8 Agosto 2015  




dal sito http://www.aldogiannuli.it/


La vignetta è dell'ISTITUTO LUPE





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